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4 minuti
19 Dicembre 2023
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19 Dicembre 2023

Cosa succederebbe se tutti piantassero un albero?

Nadia Caretti

IN BREVE

Abbiamo deciso di supportare le attività di Treedom e regalare a noi e al mondo 5 alberi al mese. Perché? Te lo spieghiamo subito.

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“Cosa succederebbe se tutti piantassero un albero” è la domanda intorno a cui ruotano tutte le attività di Treedom, “il primo sito che permette di piantare alberi a distanza e seguire online la storia del progetto che contribuiranno a realizzare”.

Treedom nasce a Firenze nel 2010 e ha già permesso di far nascere centinaia e centinaia di “foreste diffuse”, piantando più di 4.000.000 di alberi in diverse zone del mondo.

E già di per sé questo è un risultato eccezionale.

Come ben sappiamo, infatti, gli alberi producono ossigeno e assorbono CO2,  migliorando con la loro semplice esistenza la qualità dell’aria dell’intero pianeta.

Treedom, però, non si limita a questo.

A ogni ambiente il suo albero

Gli alberi piantati da Treedom vengono scelti in base alle caratteristiche specifiche delle aree in cui si agisce, così da dare vita a sistemi agroforestali che:

  • siano composti da piante native o che si integrino armoniosamente con gli ecosistemi locali;
  • rispettino e sostengano la biodiversità;
  • favoriscano l’interazione virtuosa tra le diverse specie;
  • si insedino su un terreno compatibile con le loro esigenze, attingendone nutrimento e risorse in modo sostenibile.
 
Per quanto idealmente un albero non possa fare danni, ci sono infatti prove del fatto che non tenere le caratteristiche ambientali specifiche nella giusta considerazione, può provocare problemi anche seri e mettere a rischio foreste primarie e specie autoctone (un po’ come la storia dell’invasione degli scoiattoli grigi, hai presente?). Le cosiddette “invasioni biologiche” son infatti considerate una delle maggiori sfide ambientali del nuovo millennio (Seebens et al. 2017; Pyšek et al. 2020, Clements et al. 2022) e risultano tanto pericolose, sia quando riguardano “contaminazioni” di contesti antropizzati – in cui possono danneggiare o condizionare negativamente le infrastrutture o le attività produttive agro-silvo-pastorali, sia – ancor di più – quando vanno a intaccare habitat naturali, interferendo sul funzionamento degli ecosistemi e sulla biodiversità. 
 
Per questa ragione è importante agire, come fa Treedom,  in maniera sistemica, tenendo in grande considerazione il contesto agroforestale autoctono.

A ogni albero la sua comunità

Miglioramento della qualità dell’aria, attenzione al mantenimento della biodiversità e delle foreste primarie e altro ancora: gli alberi di Treedom sono scelti per avere ricadute positive sulle comunità, e non solo su quelle che abitano i territori in cui vengono piantati. Tali ricadute sono dirette (gli alberi e i frutti sono di proprietà dei contadini, che li possono consumare o vendere) e indirette (mediante l’acquisto di alberi si finanziano progetti destinati alle comunità rurali dei vari paesi in cui Treedom agisce e progetti di valenza sociale in Italia). 

A partire dall’affiancamento di agronomi nella scelta della tipologia di alberi da piantare, al supporto specializzato finalizzato all’abbattimento dei tassi di mortalità delle piante, al supporto finanziario ai contadini locali, i cui sforzi vengono sostenuti fino a quando l’albero non sarà in grado di essere produttivo, per finire con corsi di microimprenditoria focalizzati sull’aumentare in modo sostenibile la redittività delle risorse disponibili, Treedom accompagna i beneficiari in un percorso di crescita ed empowerment che va ben oltre il regalare loro una pianta.

E cosa c'entra in questo Marcopolo?

C’entra, c’entra ☺️.

Dal dicembre 2023, infatti, la nostra Agenzia ha stipulato un abbonamento con Treedom che ci permette di piantare 5 alberi al mese in diverse parti del mondo e, nel nostro piccolo, contribuire a supportare le attività di una realtà che ci sembra meriti tutto il nostro supporto. 

Al momento abbiamo piantato cinque semini: di cacao in Camerun, di limone in Guatemala, di caffè in Kenya, di moringa in Madagascar e di anacardo in Ghana.  Il piccolo anacardo ghanese si chiama Sbriso (magari un giorno ti racconteremo il perché 💝 ), gli altri invece sono ancora senza nome e senza proprietario. Abbiamo però in mente di dare loro dei “tutori” o delle “tutrici” e farne qualcosa di speciale. 

Ti terremo aggiornato sui prossimi sviluppi!

SITOGRAFIA:

treedom.net

Treedom Impact Report 2023, consultato nel dicembre 2023

Blasi C., Carli E., Celesti-Grapow L., Copiz R., Frondoni R., Iberite M., Tilia A. (2022). Linee guida per la gestione delle specie vegetali alloctone. Ispra, Manuali e Linee Guida n. 200/2022, 

IMMAGINE:

@pixabay

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Nadia Caretti

Business Relationships Developer

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